Lettera aperta agli italiani ed ai politici di qualsiasi colore politico perché l’ambiente è di tutti i colori Considerazioni sulla politica energetica nazionale

Gentili aderenti al Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi, italiani, politici tutti, da anni si parla di contrapposizione “Petrolio” – “Rinnovabili”, ed in questi giorni a ridosso della data del 17 aprile 2016, in cui ci sarà la consultazione popolare mediante il Referendum abrogativo dell’ art 6, comma17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, udiamo e leggiamo in alcuni spot pubblicitari
a tutela del mare, la contrapposizione Petrolio – Rinnovabili, considerando le “rinnovabili in generale” comela soluzione a buona parte del fabbisogno energetico nazionale, senza che mai si specifichi, nei vari spot pubblicitari per l’abrogazione della norma suddetta, la differenza tra:”Rinnovabili a minimo impatto ambientale” e “Rinnovabili di altro tipo”.
Tutelare il mare è giustissimo, ma anche tutelare la Sacra Terra Madre – Gaia – che ci offre casa, cibo, vita,è altrettanto importante; come anche enunciato nell’enciclica papale ” Laudato Sii”.
A ridosso delle campagne elettorali, i vari schieramenti politici fanno “cenni alla riprogrammazione dellapolitica energetica nazionale” da attuarsi in futuro, indirizzandola verso le rinnovabili in generale, senzaanche loro distinguere le “Rinnovabili a minimo impatto ambientale” dalle altre maggiormente impattanti per il paesaggio e l’ambiente; pare quasi che si abbia timore di pronunciare certi concetti, forse perché a chi ci ha provato in varie trasmissioni televisive è poi stato messo il “bavaglio”. Quindi quello che chiediamo da  anni, cioè l’incremento delle rinnovabili a minimo impatto ambientale e la sospensione-moratoria di quelle maggiormente impattanti, ovvero l’argomento che costituisce la chiave di volta del “Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi” e di altre associazioni e comitati locali, pare che sia un argomento tabù a certi livelli politici, visto che solo alcune associazioni e comitati ne sono portavoci, per
una maggiore e crescente tutela dei nostri Beni Comuni.
Perché alcuni movimenti e partiti politici si dichiarano contro le trivelle in mare, contro le estrazioni petrolifere sulla terra, avendo chiari i rischi, per l’ambiente e per la salute, connessi a tali attività, ma la stessa opposizione non viene poi estesa alle rinnovabili impattanti per il paesaggio e l’ambiente? Quali interessi impediscono una reale tutela ambientale da tutte le forme d’inquinamento e la svolta verso una politica energetica che incentivi maggiormente l’autonomia energetica delle civili abitazioni e di tutti gli edifici, e non prevalentemente di quelli di natura aziendale e/o pubblica, attuando così una più ampia retedi energia rinnovabile virtuosa?
Analizzando la storia industriale italiana, ci si rende conto di quanto l’industria pesante si sia da semprerivelata dannosa, fallimentare ed inquinante: si pensi al caso Seveso, al caso Ilva, ai danni provocati dall’amianto, così diventa oggetto d’analisi la situazione attuale delle rinnovabili industriali e cresce l’esigenza di un dialogo costruttivo, tra cittadini (riuniti in associazioni-comitati) e forze politiche, alla ricerca del Bene Comune, con onestà politica, intellettuale ed ambientale.
Vari medici tra cui il dott. Giuseppe Miserotti, Vice-Presidente Nazionale ISDE Italia, Membro Commissioneper l’Ambiente, Salute e Sviluppo OMCeO Piacenza, ed il dott. Christopher Hanning nel suo “Sleep disturbance and wind turbine noise“, del giugno 2009, e vari altri medici e ricercatori hanno riportato dati e testimonianze riguardanti i disturbi provocati dall’esposizione protratta ad un certo tipo di rinnovabili: “per chi vive vicino impianti di eolico industriale si riscontrano problemi endocrini, neurologici,
all’apparato uditivo e vestibolare, disturbi del sonno e d’apprendimento nei bambini in età scolare”.
Si pensi inoltre al consumo del suolo agricolo con risvolti per l’ecosostenibilità di quei luoghi che saranno difficilmente bonificabili dalle future generazioni per rimuovere tonnellate di ferro e cemento poste a fondamenta delle mega pale eoliche.
Sono stati acquisiti anche studi sulla pericolosità della rottura delle pale eoliche, esistono infatti calcoli matematici del Prof. Antonio Dembech, sulla gittata dei pezzi della pala eolica successivamente alla rottura del rotore o delle pale, che possono spingersi fino a 1424 metri lontano dal luogo della rottura in alcuni casi, con pericoli per i passanti, per gli abitanti e per i mezzi di trasporto che circolano su strada; mentre nei casi di normale funzionamento delle pale eoliche, senza rotture di sue parti, si sottolinea come il cosiddetto “normale” funzionamento degli impianti eolici sia causa di lacerazione e morte di un numero ormai inestimabile di uccelli e rapaci di ogni specie, anche appartenenti a specie protette ed a rischio estinzione, come più volte denunciato dalla Lipu e da numerose associazioni ambientali su tutto il territorio nazionale.
Pertanto considerato che:
– in ambito di caccia esiste una normativa che ne regoli le stagioni ed i periodi di esercizio, per dar modo di proteggere le delicate fasi di riproduzione e nidificazione degli uccelli (L.157/92);
-durante l’anno (tranne che per guasti tecnici) gli impianti eolici funzionanti non hanno periodi di stop per proteggere le delicate fasi di riproduzione ed evoluzione dell’avifauna, così esponendo ad un rischio permanente le varie specie di volatili;
– da tempo si sia superata la soglia di energia proveniente da fonti rinnovabili prevista e da raggiungere entro il 2020 per l’Italia: “a fine 2014, il 17,1% dei consumi finali di energia sia stato coperto grazie alle fonti rinnovabili, un valore superiore al target assegnato all’Italia dalla Direttiva 2009/28/Ce per il 2020 (17%)”;
(nota 1)
– grazie alle nuove tecnologie rinnovabili esistenti ed a minimo impatto ambientale, sia possibile virare la rotta politico energetica nazionale verso una sana riprogrammazione politico-energetica virtuosa ed a tutela di tutti gli esseri viventi (avifauna inclusa), che porterà notevoli risparmi e benefici per la collettività, nell’attuare la riconversione del sistema energetico nazionale verso l’autonomia energetica di tutti gli edifici incentivando maggiormente gli sgravi fiscali in favore dell’autonomia energetica delle civili abitazioni ;    (2) – la riconversione industriale se ben fatta, verso l’autonomia ed autoproduzione energetica di tutti gli edifici, con sistemi rinnovabili a minimo impatto ambientale, creerà un significativo aumento dei posti di lavoro per la produzione e manutenzione di tali sistemi ed un risparmio crescente della spesa pubblica, con riduzioni delle bollette e con  benessere e miglioramento della qualità della vita per tutti;
– un indirizzo politico-energetico verso le “Rinnovabili virtuose ed a minimo impatto ambientale” è coerente con le normative vigenti a tutela dell’ambiente e del paesaggio;
– grazie alla Convenzione di Aarhus, è attribuito ai cittadini il potere d’influire sulle scelte politiche ed amministrative, e che la consultazione popolare mediante referendum possa essere un ulteriore strumento dei cittadini per esprimere la propria volontà, ma che sia comunque dispendiosa economicamente per le casse pubbliche;
si ritiene opportuno chiedere ai politici tutti, di considerare meglio in sede di rivalutazione politicoenergetica nazionale, le giuste strategie, a beneficio di tutti gli esseri viventi e nel rispetto di quei principi
enucleati dall’U.E. : Efficacia, Economicità, Efficienza, Equità ed Etica.
Note:
1 – http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Pubblicata-la-terza-Relazione-nazionale-sui-progressirealizzati-nella-promozione-e-nell-uso-dell-energia-rinnovabile-P.aspx
2 – http://www.pmi.it/economia/green-economy/news/108029/incentivi-rinnovabili-conto-termico-2.html
Si richiede ampliamento degli sgravi fiscali per i privati, dato che il sistema prevede: “spese per le diagnosi energetiche e la redazione dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE), con detrazioni pari al 100% per le PA e al 50% per i privati;
“interventi di trasformazione degli immobili in edifici a consumo di energia quasi zero (NZEB – Nearly zero energy buildings), con detrazioni pari al 65% ” ; si richiede l’innalzamento delle detrazioni per i privati.
http://www.pmi.it/economia/green-economy/news/106730/stabilita-2016-misure-per-lenergia.html “Confermata la proroga per tutto il 2016 alle detrazioni fiscali pari al 50% per le ristrutturazioni edilizie valida anche per alcuni interventi volti a migliorare l’energia degli edifici quali l’installazione di:
impianti fotovoltaici, sistemi d’accumulo, stufe e altri prodotti per l’autoproduzione energetica. Proroga confermata anche per le detrazioni al65% per la riqualificazione energetica degli edifici, i cosiddetti Ecobonus validi ad esempio per l’installazione di impianti solari termici, pompe di calore, caldaie a biomassa e così via.”
Si richiede l’innalzamento delle detrazioni poste in essere per i privati e le civili abitazioni.
http://www.pmi.it/economia/green-economy/approfondimenti/108241/incentivi-rinnovabili-nuoveregole-dal-2016.html
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In un sistema di regole politico-energetiche in continua evoluzione, il Comitato Nazionale controfotovoltaico ed eolico nelle aree verdi, con i suoi oltre 10.000 iscritti, esprime le sue considerazioni a tutela dell’ambiente in chiave ecologica ed ecosostenibile laddove etimologicamente il suffisso “eco” dei termini citati, deriva dal greco “oikos” che significa “Casa, la casa di tutti, l’ambiente” e “Logos” che significa  “pensare”, quindi è “ecologico” il pensiero rivolto all’ambiente, alla casa di tutti gli esseri viventi, ed è
“ecosostenibile” davvero, ciò che è studiato secondo l’ecosostenibilità, che significa attuare oggi delle scelte ecologiche, quindi rispettose dell’ambiente, pensando in prospettiva futura alle nuove generazioni, pensando a delle scelte sostenibili che lascino qualcosa di positivo ai nostri figli in termini di qualità ambientale!
Grazie a chi ogni giorno sceglie e sceglierà l’ecologia, l’ecosostenibilità ambientale e la vita.
Nunzia Ranaldo 13 aprile 2016

 

ALLEGATI: N.2

 

VALUTAZIONI SUGLI EFFETTI NOCIVI DELLE TURBINE EOLICHE

Dott. GIUSEPPE MISEROTTI

Presidente Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Piacenza

ISDE Piacenza

 

Quando si va a discutere di temi riguardanti la produzione di energia non ci si dovrebbe sottrarre a una valutazione più generale – possibilmente sempre rigorosamente scientifica – circa l’impatto che questa produce sugli ecosistemi e in particolare sulla salute dell’uomo. Un limite  piuttosto preoccupante di queste valutazioni è costituito dal fatto che un cieco fideismo tecnologico porta a ritenere che tutto ciò che è possibile fare o produrre sia lecito senza prima avere valutato o pensato ai possibili effetti che quella tecnologia potrà determinare.  Si ripresenta  insomma un dilemma “storico”: è più importante la scienza intesa come corpo di conoscenze teoretiche che servano all’uomo o una tecnologia che serva solo alla produzione di beni o cose per il consumo o comunque con prevalente finalismo economico? La risposta, purtroppo è una sola, e sembra valere sotto ogni latitudine. L’economia giustifica tutto di per sé, anche se, su questi temi pesa  enormemente la pressione lobbistica che le imprese che producono energia esercitano sulla politica.

Il caso della problematica dell’eolico è in questo senso paradigmatico. Mentre i paesi come la Danimarca, il Canada, la  Germania, la Spagna e altri ancora che hanno precocemente abbracciato questa tecnologia ne stanno vedendo e comprendendo fondamentali limiti e problemi (ivi compresi quelli relativi alla salute) , nel nostro Paese una politica degli incentivi assolutamente ingiustificata ne sta promuovendo la diffusione.  Analogamente ad altre energie o servizi  utilizzati sulla base di strategie e di attese  con solo  carattere di lobbing,  sarà inevitabile pensare ad un futuro in cui o con un ingiustificato aumento delle tariffe o con la tassazione o  altri surrettizi sussidi (sempre pagati dal contribuente) si dovranno “tappare buchi” prodotti da interventi impropri. Questa è la prima “questio” che meriterebbe di per sé di abbandonare progetti sull’eolico fatti non  certamente per servire il cittadino. Sono sempre più numerosi i rapporti scientifici prodotti da professionisti che basandosi sulla loro esperienza  sul campo hanno dimostrato l’inconsistenza di molti dei presupposti teorici per i quali l’eolico è stato creato (dalla presunta diminuzione della CO2, al contenimento dei costi di produzione , la qualità  e la costanza di produzione  di energia etc.).

Al di là di tutte le valutazioni fin qui considerate, sottolineo come a ridimensionare in modo netto e inequivocabile le speranza da molti nutrita di un eolico veramente “green” siano stati studi e approfondimenti circa l’impatto negativo sulla salute dei cittadini. Proteste e reclami da parte dei cittadini residenti vicino alle pale eoliche industriali accadono un po’ in ogni parte del mondo. Un pubblico sempre più  vasto e informato ha contestato la politica dei loro governi che troppo frettolosamente avevano sostenuto la rapida installazione di turbine eoliche negli Stati Uniti, in Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Australia, Europa e, recentemente anche in Giappone.

In Europa sono 364 le organizzazioni firmatarie in 19 paesi europei che hanno dato origine alla EPAW (European Platform Against Windfarms). In Gran Bretagna Country Guardian è un gruppo per l’ambiente che da vent’anni fa azione informativa capillare . Negli Stati Uniti vi sono tre gruppi molto attrezzati  e organizzati. In Canada nella regione dell’Ontario vi è Wind Concerns Ontario. Tutte queste organizzazioni lottano in diversi modi mettendo in guardia contro le turbine eoliche, sottolineandone  in vari modi limiti economici, di mancata partecipazione democratica alle decisioni di merito, di danno ambientale e soprattutto di danno alla salute.

La ricerca sugli effetti delle pale eoliche sulla salute è piuttosto importante  e sostenuta da una letteratura  scientifica di tutto rispetto.  Il dott. Robert McMurtry, preside della facoltà di medicina dell’Ontario in Canada, ha avuto numerosi incarichi da parte dell’autorità politica sanitaria del suo paese.  Nelle sue  audizioni ha avuto modo di spiegare che pur in assenza di studi sistematici ed epidemiologici per stabilire sicurezza o dannosità delle turbine eoliche industriali, il numero di segnalazioni di effetti negativi sulla salute  è in continuo aumento con valori anche dell’85-90% all’anno. Molte famiglie sono state costrette ad abbandonare la loro casa. McMartry ha testualmente dichiarato che” quando sussiste l’ incertezza e il benessere e la salute delle persone sono potenzialmente a rischio, è certamente appropriato invocare il principio di precauzione”.  L’industria eolica dal canto suo, al pari della tattica messa in atto a suo tempo e per tanti anni da quella del tabacco circa la mancanza di effetti sulla salute umana dei propri prodotti, appare impegnata  un po’ dovunque a  negare “l’evidenza scientifica di pubblicazioni a comitato di lettura che dimostrino l’impatto nocivo delle turbine sulla salute”.

In realtà alcune tra le più importanti autorità mediche mondiali hanno mandato segnali importanti ai decisori politici invitandoli a prendersi le responsabilità delle loro decisioni.

The National Institutes of  Health (NIH) ,  le prestigiose agenzie del Dipartimento di salute statunitensi, nel 2008 hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista  Environmental Health Perspectives, un lavoro che testualmente dichiarava “indubbiamente l’energia eolica produrrà rumore, il quale aumenta lo stress che a sua volta aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e cancro”. (vol. 116, pag. 237-238). L’Accademia Nazionale Francese di Medicina nel 2006 presentò un rapporto che così concludeva: “Gli effetti nocivi del suono prodotto dalle turbine eoliche non sono stati sufficientemente accertati… Il suono emesso dalle pale è a bassa frequenza, la quale si diffonde facilmente e varia secondo il vento costituendo un rischio permanente per coloro che vi sono esposti. L’Accademia raccomanda l’ubicazione delle turbine eoliche almeno a 1,5 km di distanza dalle abitazioni”.  (Chouard, C-H. Panorama du medecin, 20 marzo 2006). Ma è stato Christopher Hanning nel suo  “Sleep disturbance and wind turbine noise“, del giugno 2009, a fornire una revisione convincente e qualificata della letteratura basata sulle prove. Vorrei ricordare che le credenziali scientifiche del Dott. Hanning sono fuori discussione. E’ ritenuto unanimemente come uno dei più importanti specialisti del rumore e dei suoi effetti  sul sonno e sulla salute. Ha fondato e dirige  il Leicester Sleep Disorders Service, uno dei centri  più grandi e con maggiore tradizione ed esperienza del Regno Unito. Il suo rapporto si conclude con alcune affermazioni importanti:  “Nell’esaminare le prove ho trovato che, da un lato si osserva un gran numero di casi di disturbi del sonno, e in alcuni di questi una cattiva salute  causata dall’esposizione al rumore delle turbine eoliche confermata da un certo numero di rapporti di ricerca che tendono a confermare la validità di rapporti aneddotici e costituiscono una base ragionevole per le proteste dei cittadini. Dall’altra parte abbiamo rapporti dell’industria e del governo redatti male e che cercano di dimostrare che non vi sono problemi. Io trovo questi ultimi poco convincenti. E ancora:  “nella mia qualità di esperto,secondo la mia conoscenza  della fisiologia del sonno e dall’esame della ricerca disponibile, non ho alcun dubbio che il rumore prodotto dalle turbine provochi disturbi del sonno e cattiva salute”.  Il dottor Hanning ha inoltre dichiarato: “Non vi è alcun dubbio che gruppi di turbine eoliche industriali  (wind farms) producono rumore sufficiente per disturbare il sonno e danneggiare la salute di coloro che vivono nelle vicinanze.”  Inoltre Hanning sottolinea alcuni effetti  legati alla  specificità dei disturbi del sonno indotti dalle turbine: “ un sonno inadeguato non è stato solo associato alla fatica, alla sonnolenza e a un deterioramento cognitivo, ma anche ad un aumento del rischio di obesità, una compromissione del test di tolleranza al glucosio (rischio di diabete), aumento della pressione del sangue, malattia cardiaca, cancro e depressione. Le persone hanno inoltre un maggior rischio di incidenti stradali”. Il rapporto del dottor Hanning è ritenuto uno dei punti di vista più autorevoli della letteratura disponibile. Sempre il medesimo studioso segnala lo studio di Amanda Harry (2007), medico di famiglia inglese che ha condotto un’indagine su un certo numero di suoi pazienti che vivevano in prossimità di turbine eoliche, constatando una comunanza di  disturbi e sintomi talmente   uniformi  da non  poter essere ritenuti  casuali. La presenza di pazienti  che , tra coloro che denunciavano sintomi, evolveva verso  danni alla salute provocati dal rumore è stata ritenuta degna di tutta la considerazione del caso.  Negli Stati Uniti  – nel 2009 – è stato pubblicato uno studio da parte della dott.ssa Nina Pierpont, medico pediatra,  che per anni si è occupata di pazienti con sindrome da turbina eolica. (Wind Turbine Syndrome: a report on  a natural  Experiment). A giudizio di Hanning, il lavoro della Piermont   “rappresenta uno studio caso-controllo molto dettagliato e rivisto su 10 famiglie nel mondo con disturbi così gravi provocati dal rumore delle turbine da dovere abbandonare in 9 casi su 10  le loro case in modo definitivo. La potenza delle turbine oscillava da 1.5 a 3 MW, con distanze dalle pale variabili tra 305 e 1500 m.   Il gruppo era molto  selezionato, ma trattato con grande abilità sia nel rilevare i sintomi che nella loro evoluzione longitudinale (il periodo di studio protratto per 5 anni). Lo studio è ritenuto altamente attendibile per la sua solidità dovuta all’attenta valutazione della descrizione dei disturbi  e dei sintomi  durante il funzionamento delle turbine  e  constatandone l’assenza prima della loro entrata in funzione e la  scomparsa quando cessava l’esposizione. Vi era anche una netta relazione tra sintomi denunciati anche dai bambini e l’esposizione al rumore. I soggetti adulti riferivano un senso di “nervosismo dentro “ o un “tremore interno” accompagnati da tremore , ansia e   irritabilità. Il meccanismo provato dalla Pierpont come responsabile della sintomatologia da riferirsi ai suoni a bassa frequenza e agli infrasuoni  appare come molto plausibile. Gli effetti sui bambini in età scolare e ai liceali sono ritenuti particolarmente preoccupanti.  Presentavano disturbi del sonno, del comportamento e nel profitto scolastico.  Sette bambini su dieci che avevano avuto un calo nei risultati  scolastici durante l’esposizione al rumore  ,avevano avuto un recupero quando cessava l’esposizione. Bambini, giovani e adulti accusavano problemi di concentrazione e di memoria”.

Un  recente lavoro pubblicato  da medici ricercatori McAngus Todd, Sally Rosengren, James Colebatch  (research from Neuroscience letters (2008) pag. 36-41) conferma la tesi della Pierpont secondo la quale il rumore a bassa frequenza e quello all’infrasuono possono danneggiare l’apparato vestibolare dell’orecchio interno. In paradigmatica analogia con i campi elettromagnetici  si conferma  – una volta di più –  che può nuocere alla salute anche “ciò che non si  vede o non si sente”. Nel marzo 2009 il dottor Michael Nissenbaum  del Northern Maine Medical Center  ha presentato i risultati degli studi del suo gruppo  alla Maine Medical  Association.  affermando come i  pazienti  studiati  “soffrissero di gravi problemi di salute dipendenti dallo sfarfallamento dell’ombra e dall’emissione di rumore proveniente delle turbine situate nelle vicinanze delle loro abitazioni. In particolare si rilevavano disturbi del sonno, cefalee,  sensazione di instabilità, variazioni di peso, aumento della pressione sanguigna in concomitanza con l’inizio del funzionamento dell’impianto nel dicembre 2006. Anche in Giappone in vicinanza di questi impianti  è stata segnalata la presenza di disturbi  analoghi che hanno definito come “malattia da turbina eolica”. Il Ministero dell’ambiente, fortemente preoccupato da questo stato di cose ha promosso un’indagine sulla presenza dei suoni a bassa frequenza. Nell’Ontario c’è comune riscontro di sintomi analoghi come disturbi del sonno, cefalea, senso di instabilità, ronzio auricolare, instabilità, aritmie e palpitazioni, ansia, disturbi cognitivi e di memoria, lipotimie.

Una turbina eolica produce rumore sia ad alta che a bassa frequenza. Il rumore ad alta frequenza è dovuto sia alla componente del   moltiplicatore di giri della  pala, che allo scorrimento della  stessa nell’aria. Vi è poi una seconda componente dovuta al passaggio della   pala  vicino all’albero di sostegno della struttura.  Bergland et al. nel 2000 hanno eseguito per conto dell’OMS uno studio (Noise and Sound)  in cui sostengono che le turbine eoliche causano un rumore invadente  che ha effetti nocivi sulla salute. Alle  stesse conclusioni sono giunti anche studi olandesi del  2004 e del 2007. E’ ancora Hanning  a contestare l’affermazione sostenuta da alcuni produttori di turbine secondo cui al rumore ci si assuefa. Pur essendovi poche ricerche in tal senso vi è uno studio di  Pirrera et al. del 2009 che pur se riferito al traffico dimostrerebbe il contrario. Ma il rumore sicuramente

più insidioso perché al disotto della frequenza di percezione umana di 20 Hz è costituito dagli infrasuoni. Sono loro che sono capaci mandare in risonanza la parte dell’orecchio interno deputata all’organo dell’equilibrio e del senso spaziale. Secondo Ivan Buxton (Low frequency noise and infrasound (2006)  in una revisione della letteratura nota: “Vi è un gran numero di articoli che fanno riferimento agli effetti della frequenza infrasonica e della vibrazione negli esseri umani. Risulta evidente  da questi lavori che l’effetto del rumore a bassa frequenza va molto più in profondità di un fastidio soggettivo come asserito dai sostenitori dell’energia eolica;  vi sono al contrario dimostrazioni di rischi cardiovascolari con effetti cronici endocrini, ivi compreso un aumento della produzione di cortisolo (già indicato da Harlow nel 1987) che può produrre una diminuzione della produzione degli anticorpi inibendo o sopprimendo la capacità e la resistenza dell’organismo alla malattia.

In questa breve trattazione si sorvola sugli effetti delle turbine eoliche sulla fauna. Una sola considerazione. Anche gli animali sono particolarmente sensibili ai rumori infrasonori. Vi sono studi in tal senso  da riferire tra gli altri ancora a Buxton che cita una diminuzione della deposizione di uova da parte delle gallline, riduzione del latte da parte delle capre, maiali con eccesso di ritenzione di acqua e sodio per eccessiva secrezione ormonale, aumentato lavoro cardiaco, disturbi respiratori in pecore e agnelli, diminuzione dell’appetito. Vi sarebbe inoltre un aumento degli animali  nati con deformità e dei nati morti oltre ad una diminuzione della fertilità. Uno studio europeo conferma inoltre  un importante e irreversibile  effetto sull’habitat animale selvaggio da parte delle turbine eoliche.

Tra le domande ancora prive di risposte  ve ne sono alcune drammatiche: quali conseguenze su neonati, bimbi e feti cui le madri sono esposte in gravidanza?

Lungi dal generalizzare  e in mancanza di studi e dati oggettivi che eticamente avrebbero dovuto avere già alcune risposte da un doveroso  commissionamento di studi ad hoc,  come medico e come cittadino vorrei sperare che – una volta tanto – si rifugga dalla colpevole leggerezza  che purtroppo risulta  applicata in altre forme di inquinamento.

Relazione sullo studio di gittata di parte di pala eolica,  in caso di sua rottura

Prof. Antonio Dembech

Laureato in Matematica e

docente di materie scientifiche presso

l’ITIS e Liceo Scientifico “A. Righi” di Cerignola (FG)

L’ipotesi che si andrà a simulare nel seguito della relazione tiene conto di

una torre eolica le cui pale ruotino in senso orario e la cui eventuale rottura

dovesse accadere nel quadrante individuato dalle lancette posizionate tra le ore

9.00 e le ore 12.00. In tale ipotesi il baricentro della parte rotta della pala

dovrebbe, in condizioni ideali, seguire una traiettoria parabolica procedendo sul

lato destro della torre.

La misurazione dell’angolo viene fatta rispetto alla verticale e dunque una

posizione della pala, al momento della rottura, individuata dalla lancetta

posizionata sulle ore 9,00, corrisponde ad un angolo di 90° (sessagesimali) e

prevede che il baricentro della pala, nel vuoto, si sollevi verticalmente rispetto

alla torre e ricada ai suoi piedi. Una rottura invece individuata dalle ore 12.00

corrisponde ad un angolo di 0° (sessagesimali) ed ad esso corrisponde solo la

parte discendente di una traiettoria parabolica.

Il calcolo effettuato determina anzitutto il tempo trascorso dal baricentro

dalla pala spezzata, e moltiplica questo per la componente orizzontale del

vettore velocità, calcolata al momento della rottura. Le formule applicate,

caratteristiche della cinematica, sono però valide in condizioni ideali

corrispondenti all’assenza di aria (nel vuoto) e moto di un punto materiale, e

quindi non considerano la viscosità del mezzo (aria) e la complessa forma

dell’oggetto considerato. Tale deficit è però ampiamente compensato dal

trascinamento che la stessa aria potrebbe produrre sulla pala spezzata,

considerando verosimile che la rottura possa proprio avvenire in condizione di

forte ventosità. E’ dunque opportuno trascurare la viscosità dell’aria e ipotizzare

una permanenza in aria maggiorata del 20% della pala rotta.

L’eventuale rottura di una pala eolica è sicuramente più probabile nella sua

congiunzione con il rotore, ed in tal caso il baricentro si è ritenuto collocato a

1/3 della lunghezza della pala. Documentazioni fotografiche però attestano la

possibile rottura, per difetti di fabbricazione delle pale, scarsa qualità dei

materiali o loro degenerazione nel tempo o a causa di eventi atmosferici

estremi, di frammenti prossimi alla punta. In tal caso la velocità del baricentro, ipotizzato alla punta, è estremamente più alta e dunque determina una gittata

decisamente più ampia rispetto alla rottura della pala alla sua base.

Ultima considerazione riguarda l’ipotetica rottura della pala all’attaccatura

al rotore ed il moto della pala attorno al suo baricentro. Il baricentro, come già

detto individuato ad 1/3 della lunghezza della pala, è sulla verticale della torre

solo in corrispondenza dell’angolo 0°, mentre è collocato a sinistra della torre in

tutte le altre angolazioni comprese tra 0° e 90° e dunque il risultato

corrispondente alla gittata del baricentro della pala dovrà essere ridotto di una

certa misura. Al contrario la gittata dovrà essere incrementata dei 2/3 della

lunghezza della pala ipotizzando la condizione peggiore in cui la punta dovesse

cadere oltre il baricentro della pala.

Per il calcolo si possono ipotizzare, a titolo di esempio, dimensioni

strutturali di un aereogeneratore da 3 MW come di seguito.

Altezza del rotore (mozzo): 84 m Diametro: 112 m

Giri al minuto corrispondenti alla rottura: 17,7 rpm

Risultati:

La gittata massima calcolata, nelle condizioni su riportate e nel caso di

rottura della pala all’attacco al rotore, è di 266 metri.

La gittata massima calcolata, nelle condizioni su riportate e nel caso di

rottura della pala alla punta è di 1424 metri.

Foggia, 05/06/2011 Prof. Antonio Dembech

Allegati alla relazione:

– n°1 – Tabella riassuntiva relativa al calcolo della gittata massima nel caso di

rottura della pala all’attacco del rotore.

– n°2 – Tabella riassuntiva relativa al calcolo della gittata massima nel caso di

rottura della pala alla punta.

– n°3 – Tabella riassuntiva relativa al calcolo della gittata massima al variare

dell’angolo misurato rispetto alla verticale. Dati da inserire (input) Osservazioni e chiarimenti

Altezza della torre in metri (m) 84

Diametro del rotore in metri (m) 112

giri/minuto 17,7

30

Risultati del calcolo

34,60 103,80

Periodo (secondi per giro) 3,39 3,39

Angolo in radianti 0,52 0,52

Altezza del baricentro della parte rotta 100,17 132,50

29,96 89,89

17,30 51,90

115,42 269,78

7,94 15,25

266 1343

Allegato 1 – Tabella riassuntiva relativa al calcolo della gittata

massima nel caso di rottura della pala all’attacco del rotore

Angolo rispetto alla posizione

verticale in gradi sessagesimali

Con rottura alla giunzione con il rotore

Con rottura alla punta

Velocità tangenziale del baricentro espressa

im metri al secondo (m/s)

Vx (componente della velocità lungo l’asse X)

Vy (componente della velocità lungo l’asse Y)

Massima altezza raggiunta dal baricentro (in metri)

Tempo totale trascorso in aria dalla parte rotta in secondi (s) incrementato del 20%

Gittata totale a partire dalla base della torre in

metri (m)

 Dati da inserire (input) Osservazioni e chiarimenti

Altezza della torre in metri (m) 84

Diametro del rotore in metri (m) 112

giri/minuto 17,7

41

Risultati del calcolo

34,60 103,80

Periodo (secondi per giro) 3,39 3,39

Angolo in radianti 0,72 0,72

Altezza del baricentro della parte rotta 98,09 126,26

26,11 78,34

22,70 68,10

124,35 362,62

8,82 18,65

255 1424

Allegato 2 – Tabella riassuntiva relativa al calcolo della gittata

massima nel caso di rottura della pala alla punta

Angolo rispetto alla posizione  verticale in gradi sessagesimali

Con rottura alla giunzione con il rotore

Con rottura alla punta

Velocità tangenziale del baricentro espressa

im metri al secondo (m/s)

Vx (componente della velocità lungo l’asse X)

Vy (componente della velocità lungo l’asse Y)

Massima altezza raggiunta dal baricentro (in

metri)

Tempo totale trascorso in aria dalla parte

rotta in secondi (s) incrementato del 20%

Gittata totale a partire dalla base della torre in metri (m)

Gittata totale a partire dalla base della torre in metri (m)

Con rottura alla punta

0 227 665

1 230 688

2 232 711

3 234 734

4 236 758

5 238 782

6 240 806

7 242 831

8 244 856

9 246 881

10 248 907

11 249 932

12 251 958

13 253 983

14 254 1008

15 256 1033

16 257 1058

17 258 1083

18 260 1107

19 261 1130

20 262 1153

21 263 1176

22 263 1198

23 264 1219

24 265 1239

25 265 1259

26 266 1278

27 266 1295

28 266 1312

29 266 1328

30 266 1343

31 266 1356

32 265 1369

33 265 1380

34 264 1390

35 263 1399

36 262 1406

37 261 1413

38 260 1418

39 259 1421

40 257 1423

41 255 1424

42 254 1423

Allegato 3 – Tabella riassuntiva relativa al calcolo della gittata massima al variare dell’angolo

misurato rispetto alla verticale

Angolo rispetto alla posizione

verticale in gradi sessagesimali

(0° -42°) Con rottura alla giunzione con il rotore 5 di 5

 

 

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L’ALFABETO DEI LAVORI ITALIANI

di Antonello Caporale

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“C” COME CONTADINI

TRA I RIBELLI DELLA VALLE DEL BRADANO

Energie rinnovabili: in Basilicata Teknosolar, una multinazionale spagnola, è arrivata con una proposta: dateci la terra per costruire un impianto solare e avrete una divisa da operaio. Un gruppo di contadini si oppone

Banzi (Basilicata) – L’oro di Banzi è rosso come i suoi pomodori, giallo come le spighe di grano. Luccica e si distende nel meraviglioso vuoto che separa questo lembo di Lucania dalla Puglia. E’ l’orizzonte vasto del sud, natura persa tra i monti. A Banzi e in tutti i paesi dell’alta valle del Bradano la zappa è la regina maestosa della vita. Amica fedele ma crudele, sacrifico perenne ma anche salvezza di chi non ha altro tra le mani che le mani e il pomodoro e il grano in testa. Nessuno finora veniva a cercare i contadini, anzi per dirla tutta chi può ha sempre cercato di scappare da loro, da qui. L’emigrazione svuota le case, riduce le piazze a ritrovo di corpi ormai inabili al lavoro e traforma ogni viaggio verso nord in un miraggio. Poi, colpo di scena! E’ successo che qualcuno ha finalmente bussato alla porta delle masserie.

In difesa di pomodori lenticchie e cicoria

Canio Nozza lo hanno cercato nei campi, lui era sul trattore in quella immensa prateria gialla. “Sono venuti dei signori che mi hanno chiesto la terra, la mia terra. Mi hanno spiegato che cosa volevano fare: un impianto solare termodinamico, una cosa grandissima. E mi hanno detto che la loro iniziativa avrebbe garantito diversi posti di lavoro. Sicché potrei avere un lavoro nuovo. Però i conti non mi tornano. Io un lavoro ce l’ho e ho anche la fortuna di dare lavoro agli altri”. Canio ha rifiutato lo scambio che i tecnici della Teknosolar, una multinazionale spagnola, gli proponevano: tu abbandoni la zappa e noi ti diamo una divisa da operaio. Specchi termodinamici contro pomodori, olio diatermico al posto dei legumi, megawatt in sostituzione dei pelati, energia solare invece che pane.

Finisco tra questi ribelli dei tempi moderni nell’alta valle del Bradano, un paesaggio infrequente di orizzonti lontani. Alle otto del mattino hanno già due ore di fatica nelle braccia e il legittimo pensiero che il mondo stia raggiungendo la cima del paradosso. “Ci hanno detto che le energie rinnovabili fanno bene perché non inquinano e non finiscono mai. Ma anche i miei pomodori non inquinano, e le lenticchie e la cicoria, la vedi quell’insalata riccia? E anche la capra che mangia l’erba poi fa il latte e io lo vendo. Lei trova l’erba ogni giorno, finché campa. E il grano si miete ogni anno, tra giugno e luglio, e ogni anno ricresce. Col grano fai il pane e col pane ti sfami sempre. Allora dimmi: c’è qualcosa di più basilare, essenziale, improcrastinabile del cibo? Secondo me esisti solo se mangi, perché se non mangi muori. E se muori non esisti più, mi sembra. E allora prima di pensare alle altre cose devi badare a che il cibo finisca nel tuo piatto. Quindi io penso questo: la fame non finisce mai, ma se tu mi proponi gli specchi solari su questa terra coltivata a grano, pomodori, legumi e insalata, significa che il grano e i pomodori e i legumi e l’insalata non ci saranno più. Se consumi tutta la terra che hai cosa ti resta in mano? Lo specchio?”. Si chiama land grabbing: è la scelta vorace del grande capitalismo mondiale che si tuffa nel mercato delle fonti rinnovabili per acchiappare quanti più pezzi di questo mondo. Non solo pendii dolci di colline basse ma ben esposte al sole, non solo montagne spalancate al vento. Servono pianure, e servono grandi anzi grandissime. Le imprese hanno iniziato a conquistare il deserto africano, sono passate ai campi di pascolo, poi ai terreni irrigui dell’Europa continentale più povera, quella dell’Est. La scorpacciata non è finita e hanno adocchiato queste piane del sud d’Italia, e ora si trovano qui, tra Banzi e Palazzo San Gervasio, nella valle del Bradano. La zappa sfama ma non dà vita dignitosa. Ed ecco -perfetta- la proposta della Teknosolar che al governo regionale è parsa così magnifica da mostrare non solo interesse, ma accondiscendenza, partecipazione costituente, emozione, quasi un sentimento d’affetto. La multinazionale espropria 255 ettari di terreno coltivato e ci installa 8640 specchi parabolici che saranno sostenuti da novemila pali. Avrà necessità di acqua, perché ne consumerà 16 litri al secondo. Trasformerà i contadini in guardiani o netturbini, scala minima del livello gerarchico, camerieri della modernità, 25 ne servono non di più, e il grande campo pomperà energia: 50 megawatt al costo più basso di mercato. Moneta sonante, energia che naturalmente vola via, qui non serve si dirige altrove, sui mercati che rendono.

Spunteranno mega tralicci al posto del grano

Serviranno mega tralicci, e software moderni. Altro che grano! “Hanno bisogno di ridurre il dislivello naturale facendo dei terrazzamenti, quindi dovranno trasportare 400 mila metri cubi di terra da un luogo all’altro. Avranno bisogno di olio (si arriverà a 2300 tonnellate di olio diatermico) e di acqua (16 litri al secondo)”, dice Gerardo Liberatore, ingegnere. Il mega impianto, questo nuovo mostro verde, vaporizzerà tra 25 anni. Entro un quarto di secolo questa tecnologia d’avanguardia sarà superata, incompatibile, ingestibile. E dunque bisognerà rottamarla. Tra un quarto di secolo l’area verrà dismessa e a questi contadini lucani, nel frattempo trasformati in operai, è stata offerta la spigola d’oro dell’incoscienza: “Ci dicono che quando dismetteranno l’impianto ci sarà posto per una grandissima area commerciale. Potrebbero venire supermercati, o industrie. Sono degli impostori e la loro proposta è vergognosa”, dice Domenico Cancellara. Sono 50 partite Iva, piccoli imprenditori della terra che fanno mercato con i loro prodotti e conducono una guerra di civiltà e di buon senso. “Scorticano i nostri terreni, tolgono lo strato più fertile per mettere i loro specchi. Ma distruggono la nostra identità, la nostra storia, il nostro lavoro”, dice Domenico. E’ la solita corsa a un progresso che non fa progredire, un continuo miraggio che si rincorre senza criterio e che bolla come conservatori coloro che vogliono usare discernimento, prudenza, cautela prima di decidere che la loro vita va buttata al macero. In dieci anni il Sud ha ricevuto e speso circa 100 miliardi di euro: fondi europei che dovevano servire a dare infrastrutture, iniziative industriali, tecnologia e innovazione. Oggi cosa c’è? Il nulla. C’è che questa montagna di soldi ha affamato invece che arricchire. Il continuo saccheggio delle risorse, come quelle messe a disposizione dalla famigerata legge 488 (contributi a fondo perduto per attività produttive), non ha insegnato nulla. Quanto aveva ragione Gramsci: la storia insegna ma ha cattivi scolari. Infatti, dopo l’era delle fabbriche trasformatesi in capannoni vuoti, lamiere vergognose, cemento inutile e sporco, è giunta l’ora della corsa all’energia rinnovabile. “Prima le pale eoliche, conficcate a terra come croci, poi il fotovoltaico e infine il termodinamico. Il Sud è terra di conquista e non si smentisce. Ha fame e non chiede di partecipare agli affari, avanza solo la pretesa di un’elemosina per essere felice”, dice Vitantonio Iacoviello, animatore di mille battaglie ambientaliste.

Per arrivare alla porta del sindaco di Banzi, attraverso il meraviglioso centro storico salvato dall’alluminio anodizzato e dalle superfetazioni urbanistiche. Nicola Vertone, il sindaco, non è molto alto, ha la carnagione scura e gli occhi di un marrone intenso. Dice: “In passato mi sono fermamente opposto all’apertura di una porcilaia, poi mi sono battuto per evitare che venisse installata una centrale a turbogas dieci volte più grande del termodinamico, nel 2010 ho rifiutato la richiesta di avviare una ricerca petrolifera nel mio territorio. Adesso, con questa proposta, io devo riflettere: dal mio paese stanno partendo tutti e devo fare qualcosa. Sono figlio di emigrante, ho conosciuto l’asino e la zappa, mia madre ha fatto la vedova per una vita e davanti alla possibilità di dare lavoro e un futuro a chi scappa, lei mi chiede perché dico sì?”. E’ la solita, disperata lotta per la sopravvivenza. Questo sindaco pensa, com’è naturale, al suo paese, e anche un pugno di salari decenti sono oro. Ciascuno fa la sua corsa solitaria verso la salvezza, dimenticando quel che un loro conterraneo, Francesco De Rosa, che insegna italiano in un liceo, ricorda: “Furono realizzati gli invasi di Acerenza e Genzano per dare all’agricoltura un futuro sostenibile, una crescita possibile. Hanno speso miliardi di lire ma quegli invasi, ultimati negli anni 90, sono ridotti ad acquitrini”.

Ecco il punto dell’ignavia collettiva, della colpa di questo Sud: nessuno chiede la resa del conto, nessuno ha più memoria di quegli invasi, nessuno bada al costo dell’inefficienza, alla vergogna di quello spreco, ai nomi che lo hanno firmato e al risultato che esso determina. Che è riassunto dalle parole di Savino Lioy, una vita con la zappa e sei ettari da coltivare: “Produco latte, pomodori e legumi. La terra dà lavoro ma non valore. Negli anni 80 il latte di mucca si mungeva a mano e ce lo pagavano 180 lire al litro. Oggi abbiamo le macchine con cui mungere, e la possibilità di conservarlo: ci offrono 50 centesimi al litro, pagandoci sempre in ritardo. Sei mesi se va bene. E questa volta neanche ci siamo, ancora sto aspettando. E sai cosa faccio io con 50 centesimi? Compro un chilo di mangime che una pecora consuma al giorno. I pomodori me li pagano otto, a volte nove centesimi al chilo. E con due quintali di grano venduto riesco a pagare un quintale di concime. Ecco qua che uno poi s’incazza. Ma io m’incazzo per avere di più dal mio lavoro e dalla mia terra che, al contrario degli specchi, dà sempre da mangiare. (2/continua)

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SCHIAVI DEL VENTO

LA FAMIGLIA PRIGIONIERA DELLE PALE EOLICHE

La casa di Rosa e Gerardo può volare. Ha così tante pale ai suoi lati, e sui tetti, che potrebbe schizzare da un momento all’altro sugli Alburni, la catena montuosa che apre le porte del Cilento, e atterrare nella piana del Sele, che si allunga fino ai suoi piedi. Sono i nuovi schiavi del vento. Gerardo ha cinquant’anni e fa il minatore, Rosa lo aspetta a casa. Hanno due figli: Stefano e Giuseppe. “Quando venne l’impresa che costruiva pale e si diresse davanti la nostra abitazione capimmo che qualcosa non andava. Ma ci rassicurarono: signora le pale sono silenziose e non succederà nulla. Ci fidammo, che altro puoi fare? Non abbiamo studiato e tante cose non le sappiamo. Poi questi mostri hanno inziato a girare e la nostra vita se n’è andata”. Il parco eolico cinge la casa, posta nel comune di Sicignano degli Alburni, da ogni lato, e la rende invivibile, inutilizzabile. “Siamo in carcere e vogliamo scappare, chi ci viene a liberare?”, chiede Gerardo. Nessuno, finora nessuno. La storia ha dell’incredibile, perché l’evidenza mostra, ogni ragionevole dubbio, che è impossibile e impensabile lasciar vivere questa famiglia quassù. E la cosa più disumana, più grave ancora è l’abuso che si è fatto della semplicità di queste persone che non hanno forza sociale, legami, soldi da investire. “Abbiamo chiesto al sindaco, ma non ci ha risposto. Abbiamo fatto scrivere dall’avvocato alla società proprietaria del parco (l’Acea) ma nemmeno ci ha risposto. Il rumore è continuo, implacabile, e la vista se ne va perché le pale, roteando, formano continue incessanti zone d’ombra. Al mattino nel salone, poi si sposta sul televisore, poi in cucina”. Un bianco/nero sistematico, con danni fisici all’equilibrio, all’umore, al sonno. Gerardo, Rosa e i loro due figli, Stefano e Giuseppe, sono i nuovi schiavi del vento, gente sepolta nelle sue case, colpita da questi pali d’acciaio che puntano al cielo, intrusi inaspettati. Non esiste scampo e non esiste ragione. Se sei debole patisci. “Io sono minatore e non ho soldi da spendere, però è umiliante quello che mi stanno facendo. Quando chiediamo di controllare il rumore, questo wroon, wroon continuo, fermano le pale. Ma come si fa? Certo che non c’è rumore se non fai girare queste pale, io dico. Ma loro dicono: è tutto a posto”.

Il sud è flagellato da questa intromissione, il paesaggio sporcato dalle continue presenze di questi uccelli d’acciaio. Terra di conquista per le multinazionali che finora hanno fatto soldi con i robusti incentivi che il governo elargiva (facendoli pagare agli italiani nella bolletta elettrica). Cos’è una veduta, uno spuntone di roccia, un orizzonte? Il paesaggio, che pure è tutelato dalla Costituzione, semplicemente non esiste. Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Molise sono state saccheggiate: il vento nelle tasche di chi ha le pale, qualche spicciolo al Comune che le ospita, una elemosina ai contadini che mettono a disposizione il terreno e basta così. Tutto intorno la resa dei disperati. “Vogliamo fuggire da qui, cambiare posto. Permetteteci di andarcene. Solo questo chiediamo”.

da Il Fatto Quotidiano, sabato 5 aprile 2014

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Marta: Costruzione di impianto eolico a ridosso di un sito templare del XIII secolo nel comune di Marta

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Il Comune di Marta (VT) ha autorizzato un privato cittadino a costruire un impianto eolico tramite la collocazione sul terreno di una enorme pala eolica di altezza metri trenta, con raggio della pala di metri nove, con una potenza di 60 kw.  Non ci sarebbe nulla di male se non il fatto che questo impianto viene effettuato in prossimita’ (circa 150 metri in linea d’aria) da un sito archeologico TEMPLARE del secolo XIII, e ristrutturato a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione Lazio.  Il Sito Templare in questione si trova sul Comune di Marta (VT), localita’ Castel Araldo, in prossimita’ della strada che collega il pase di Marta (VT) al pase di Tuscania (VT) – (Strada Provinciale 12 Tuscanese – Strada San Savino).  Dati di mappa: FOGLIO NR. 18 – PARTICELLE NR. 76 – 622  Chi tutela gli interessi architettonici e culturali di questo Paese? Possibile che si continui a deturpare il territorio senza una minima sensibilita’ da parte di chi dovrebbe salvaguardare queste cose? 

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Da 114 associazioni e comitati la richiesta al nuovo Governo di sospendere le prossime aste per gli impianti eolici

Presentato un urgente Emendamento “Salva Territorio” per dire basta agli incentivi per l’eolico!

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Testo della lettera

Ill.mi Presidente del Consiglio dei Ministri

Ministro dell’Economia

Ministro dello Sviluppo Economico

Ministro delle Politiche Agricole

Ministro dell’Ambiente Ministro dei Beni Culturali e Turismo

loro Sedi Roma, 04.03.2014

In qualità di cittadini, associazioni, comitati

Chiediamo che sia adottato un provvedimento URGENTE per sospendere le imminenti “aste” del Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) ed evitare ulteriori, dannose attribuzioni di sussidi ventennali a nuovi impianti eolici o ad altri impianti di energia rinnovabile caratterizzati da scarso indice di efficienza energetica o da alto impatto ambientale, paesaggistico o territoriale.

Una simile iniziativa si rende necessaria per evitare due imminenti gravissimi danni:

1) Ulteriori, gravi compromissioni paesaggistiche e territoriali su vastissima scala e consumo di suolo agricolo e naturale, in un contesto nazionale in cui le norme urbanistiche di settore, di competenza regionale, sono state tardive e per nulla incisive. Ciò ha determinato la proliferazione di procedimenti prossimi alla realizzazione che sono arginabili unicamente attraverso lo stop a questi nuovi incentivi.

2) Ulteriore esborso di denaro, sottratto alle famiglie e alle piccole e medie imprese ed elargito per il prossimo ventennio a società che ne hanno capitalizzato già ingenti quantità, con numerosi casi di speculazione, spesso con interessi extra nazionali (e che quindi varrebbe la pena di tassare maggiormente) o addirittura criminali. Tali risorse potrebbero invece essere allocate in comparti ben più performanti non solo per la lotta ai gas serra ma anche con risvolti tangibili sul piano sociale e per l’economia nazionale (trasporti e mobilità, rinnovabili termiche, innovazione, efficienza, ecc).

Si deve ricordare che, nel comparto elettrico, l’obiettivo del 26,39% di contributo rinnovabile che era previsto al 2020, è stato ampiamente superato con 8 anni di anticipo. Nel 2013 le rinnovabili elettriche hanno raggiunto, sia pure a costi altissimi (di incentivazione e oneri di sistema), il 32% grazie soprattutto a idroelettrico e in parte a fotovoltaico e appaiono in grado, per pura inerzia, di raggiungere ulteriori punti percentuali.

L’apporto elettrico (intermittente) dell’eolico è del 4,7%, pari all’1,3% del fabbisogno energetico complessivo italiano. Una percentuale irrisoria a fronte dell’immane aggressione territoriale perpetrata in oltre un decennio, con migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità. Tale percentuale sarebbe stata perfino inferiore se la crisi e i costi dell’energia (lievitati a causa degli incentivi spropositati alle rinnovabili elettriche e relativi oneri di sistema) non avessero “sfrattato” dall’Italia produzioni a forte domanda energetica, con relativo calo del fabbisogno energetico e dell’occupazione.

Insistere in questa direzione, per altro in piena crisi economica e sociale, sarebbe gravemente errato.

Nell’attesa si ringrazia per l’attenzione.

Italia Nostra il Presidente Marco Parini Amici della Terra la Presidente Rosa Filippini Associazione Italiana per la Wilderness il Segr. naz. Franco Zunino Associazione Mediterranea per la Natura la Presidente Deborah Ricciardi L’Altritalia Ambiente il Segr. naz. Filippo Poleggi LIPU il Presidente F. Mamone Capria Mountain Wilderness il Presidente C. Alberto Pinelli ProNatura il Presidente Sandro Pignatti VAS (Verdi Ambiente e Società) il Presidente Sen. Guido Pollice

Comitati ed associazioni che sottoscrivono il documento

Comitato nazionale del Paesaggio il Segr. naz. Oreste Rutigliano Altura il Presidente Stefano Allavena Comitato naz.le contro Fotovoltaico ed Eolico in aree verdi la Presidente Nadia Bartoli Rewilding Apennines il presidente Alberto Zocchi

Comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento

Appennino Tosco-emiliano-romagnolo-ligure:

Associazione Amici Monte Aserei e della val Nure (Pc) Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna (AsOER) Comitato Alta valle del Sillaro (Bo) Comitato Ariacheta – San Godenzo (Fi) Comitato Cisatel (Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure) Comitato La luna sul monte – Pontremoli (Ms) Comitato Monte Faggiola – Firenzuola (Fi) Comitato Monte Gazzaro – Firenzuola (Fi) Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano – Camugnano (Bo) Comitato per la tutela del territorio e dell’ambiente dell’entroterra della provincia di Savona Comitato per il territorio delle Quattro Province (Pc Al Ge Pv) Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi – Verghereto (Fc) Comitato Santa Donna per il Ripopolamento della Montagna – Borgotaro Bardi e Compiano (Pr) Consulta tutela ambientale di Modena Osservatorio di Monterotondo (Gruppo astrofili Antares) – Brisighella (Ra) Rete dei Comitati “Salviamo la Lunigiana” (appennino Tosco-Ligure)

Basilicata:

Associazione per il Miglioramento della Condizioni Ambientali -Palazzo S.Gervasio (PZ) Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute – Lavello (PZ) Comitato Diritto alla Salute – Lavello (Pz) Città plurale (Matera) Associazione Ambiente e Legalità – Ferrandina (Mt) Associazione Intercomunale Lucania

 Campania:

Comitato “Don Chisciotte” – Cerreto Sannita (Bn) Comitato per la difesa della “Montagna di Morcone”– Morcone (Bn) Forum Ambientale dell’Appennino – centro Ricerche, Studi e Documentazione Fronte antieolico Sannita (Bn) No Eolico nellAlta Valle del Calore – Montemarano e Castelvetere (Av) No alla costruzione della Stazione elettrica a Montesano Scalo (Sa)

Lazio – Umbria:

Rete di Salvaguardia del Territorio di Tuscania – Tuscania (Vt) Associazione Altra Città – Orvieto (Tr) Associazione Sviluppo Sostenibile e salvaguardia Alfina – Acquapendente (Vt) Associazione Accademia Kronos Umbria – Orvieto (Tr) Associazione La Renara per l’ecosviluppo del territorio – Castel Giorgio (Tr) Comitato cittadino di Tutela ambientale Lago di Bolsena – Bolsena (Vt) Comitato Interregionale Salvaguardia Alfina (Lazio-Umbria) Comitato per l’Acqua pubblica di Bolsena – Bolsena (Vt) Comitato per la Difesa della Salute e del Territorio – Castel Giorgio (Tr) Comitato tutela e valorizzazione Valli Chiani e Migliari – Ficulle (Tr)

Marche e Abruzzo:

Associazione Ambiente da salvare -Loreto (An) Comitato per la difesa di Monte Mezzano – Sassoferrato (An) Comitato per la tutela di Campodiegoli – Fabriano (An) Comitato Dinamismi – Abruzzo Alto vastese (Ch)

Molise:

Ass. Culturale “La Terra” promotori di “Cammina, Molise!” – Duronia (Cb) Ass. Culturale “R.Capriglione” – S. Croce di Magliano (Cb) Associazione dei Molisani a Roma “Forche caudine” Associazione Ad Adriaticum – Teramo Ass. di Solidarietà e Cooperazione Internazionale “Molisesorriso” Onlus – Campobasso Associazione Italiana Insegnanti di Geografia – Sez. Molise Associazione Micologica Bresadola– Gruppo Molisano “C. Linneo” CAI – Campobasso Circolo della Zampogna – Isernia Comitato naz. del Paesaggio – Sez. del Molise Comitato molisano per la tutela dell’Ambiente e del Paesaggio “A che punto è il Molise” Commissione Regionale Anticorruzione del Molise Legautonomie Comitato Regionale del Molise Libera – sede regionale del Molise Movimento Consumatori – Campobasso Fare Verde– gruppo regionale del Molise Osservatorio Molisano sulla Legalità Slowfood Condotta di Campobasso Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – sez. del Molise

Puglia:

Associazione ARCI “Paisà” – Mareggio Associazione Stabilimenti Balneari (ASBA) – Margherita di Savoia (Fg) Assobalneari Confindustria – presidenza pugliese CAM – Comitati Alta Murgia Centro Studi Torre di Nebbia – Alta Murgia Comitato Cittadino antinucleare – Maruggio (Ta) Comitato No eolico al parco Terra delle gravine (Ta) Coord. Civico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino – Maglie (Le) Comitato Tutela Ambiente Puglia (Ta) FIDAS – Zapponeta (Fg) Forum Ambiente e Salute del Grande Salento Sindacato Italiano Balneari (SIB) – presidenza pugliese Rappresentanza dei residenti di Posta Fissa – Candela (Fg)

Sicilia:

Gruppo Sicilia Contro l’eolico selvaggio (27 associazioni e comitati territoriali)

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Basta eolico! No a nuovi incentivi

COMUNICATO STAMPA DI

ITALIA NOSTRA – ALTURA – AMICI DELLA TERRA – ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA WILDERNESS -COMITATO NAZIONALE PER IL PAESAGGIO – COMITATO NAZIONALE PER LA BELLEZZA – COMITATO NAZIONALE CONTRO L’EOLICO E IL FOTOVOLTAICO IN AREE VERDI – LIPU –  MOUNTAIN WILDERNESS – MOVIMENTO AZZURRO – RETE DELLA RESISTENZA SUI CRINALI – VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ – TERRA CELESTE

Basta eolico! 

No a nuovi incentivi

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prima ancora di dilazionare quelli già assegnati

25 ottobre 2013 – Una lettera con una precisa richiesta di moratoria per nuove centrali eoliche è stata inviata da tredici associazioni ambientaliste ai ministri Zanonato, Orlando e Bray. Le associazioni intervengono a proposito del provvedimento annunciato dal Ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato per dilazionare parzialmentegli oneri che gravano sulle bollette di famiglie e imprese italiane a causa degli incentivi alle rinnovabili elettriche che ammontano ormai a 11,2 miliardi annui e che presto sfonderanno, per pura inerzia, anche il tetto dei 12,5 miliardi di oneri (6,7 per il Fotovoltaico più 5,8 per le restanti tecnologie) come stabilito dalla riforma dello scorso anno.

Se il Governo intende intervenire per attenuare questo aggravio dei costi dell’elettricità che compromette ogni possibilità di ripresa economica, noi concordiamo con questa finalità, ma osserviamo che prima ancora di cambiare tempi e regole per il pagamento degli incentivi già assegnati occorre smettere di assegnarne di nuovi. Ci riferiamo all’organizzazione delle aste competitive del prossimo anno per l’assegnazione di ulterioriincentivi alle fonti di produzione diverse dal fotovoltaico. Per il solo eolico on-shore (e per i soli impianti di potenza superiore ai 5 MW) s’intendono assegnare altri incentivi a un contingente di 500 MW di potenza!

Rimarchiamo che ogni nuovo impianto che fornisce energia intermittente (eolico e fotovoltaico in primis), oltre a nuovi oneri diretti di incentivazione, comporta ulteriori costi, in particolare per:

– risolvere i problemi di dispacciamento,

-costruire nuovi elettrodotti, generalmente in aree a scarsa magliatura elettrica, con ulteriori danni ambientali,

– rispondere all’aspettativa di un “capacity payment” che mantenga remunerativi e in esercizio gli impianti a idrocarburi fossili che devono per forza fungere da riserva “calda” a impianti che, per loro natura, non sono programmabili: non autosufficienti e non “alternativi”, con conseguente duplicazione dei costi.

Facciamo inoltre notare che gli obblighi assunti in sede europea dal Governo italiano nel 2010 per il raggiungimento della quota del 26,39% della produzione elettrica da FER. sui consumi nazionali nel 2020, e per cui gli incentivi vennero a suo tempo stanziati, sono già stati raggiunti l’anno scorso e saranno largamente oltrepassati quest’anno.

Altri settori, più performanti nella lotta ai gas serra e più utili all’ambiente e all’economia del nostro Paese come le rinnovabili termiche e l’efficienza energetica, non hanno beneficiato di analoghe politiche.

Un provvedimento di moratoria a incentivi per nuovi impianti di rinnovabili elettriche intermittenti si rende indispensabile per non vanificare ogni possibile intervento di contenimento dei costi di incentivazione in bolletta e persino per evitare di dover tagliare retroattivamente incentivi già assegnati.

E’ inutile tentare di svuotare la vasca con un secchiello se il rubinetto rimane aperto ed è paradossale che società spagnole stiano per piazzare ulteriori centrali eoliche in Italia, mentre in Spagna è applicata una tassa del 6% sui ricavi da generazione elettrica.

 Da Associazioni ambientaliste sensibili alla tutela del territorio, ci siamo espressi fin dall’inizio contro gli incentivi che hanno favorito la speculazione a danno del paesaggio, della natura, dei territori collinari e montani, sui crinali appenninici e nel Mezzogiorno, senza portare riduzioni significative, a livello complessivo, dei gas climalteranti.

 Facciamo notare che, se le nostre osservazioni fossero state accolte, non ci troveremmo in questa grave situazione,  al punto da richiedere l’assunzione di provvedimenti, almeno in parte, retroattivi e con un territorio sfigurato che rischia di ricevere il colpo di grazia.

 Le Associazioni nazionali

Italia Nostra, Presidente Marco Parini – Altura, Presidente Stefano Allavena – Amici della Terra, Presidente Rosa Filippini – Associazione Italiana per la Wilderness, Segretario Generale Franco Zunino e Presidente Onorario Carlo Ripa Di Meana, Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico in aree verdi, Presidente Nadia Bartoli – Comitato Nazionale per il Paesaggio, Segretario Oreste Rutigliano – Comitato per la Bellezza, Presidente Vittorio Emiliani – Lipu, Presidente Fulvio Mamone Capria – Mountain Wilderness, Presidente Carlo Alberto Pinelli – Movimento Azzurro, Vice Presidente Vicario Dante Fasciolo – Verdi Ambiente e Società (VAS), Presidente Guido Pollice –

Associazioni e coordinamenti di comitati territoriali

Rete della Resistenza sui Crinali, Coordinatore Alberto Cuppini

TERRA CELESTE Associazione culturale, Presidente Luisa Bonesio

 Italia Nostra, ufficio stampa | Maria Grazia Vernuccio cell. 335.1282864 | mariagrazia.vernuccio@gmail.com

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L’eolico mortifica anche i capolavori del cinema italiano

Inoltriamo a soci e simpatizzanti il comunicato  diramato oggi sulla vergogna nazionale in oggetto.
Nel testo un link a un video esplicativo (http://www.youtube.com/watch?v=zYVD46DNxnQ)  mentre
su www.lipucapitanata.it vi è una immagine  a corredo.
Coordinamento LIPU per la Puglia e  Basilicata

Piantagioni eoliche sopprimono l’identità della Nazione  oltre a Natura e Paesaggio.

io non ho paura

All’indomani della 70a edizione della Mostra del Cinema di Venezia,  al Sud ricorrono 10 anni di un capolavoro cinematografico che, però, è  scandalosamente omaggiato con la cancellazione dell’anima territoriale che ne fu  ispirazione: alla devastazione di paesaggi, natura e storia perpetrati  dell’eolico si aggiunge quella della cultura. 

 2003, nasce “Io non ho paura”, tratto  dall’omonimo romanzo di Ammaniti. Una storia ambientata nel 1978, in un  immaginario, minuscolo borgo pugliese e tradotta con gli occhi di un bambino. Il  piccolo Michele di 10 anni, tra sentimenti ed emozioni, è alle prese con le  angosce di un segreto più grande di lui: il rapimento di un suo coetaneo. Sullo  sfondo è miscelata la drammaticità e la crudeltà degli adulti.   

Con l’abilità di un grande regista, Gabriele Salvatores, proprio  il Paesaggio e la Natura dei luoghi diventano essi stessi  personaggi di una narrazione coinvolgente, perché l’ambiente  “racconta cose che i personaggi in carne e ossa non esprimono” come lo  stesso regista ha affermato in proposito.

Le immagini di grandi spazi, dosate con musiche suggestive,  parlano anch’esse – afferma Enzo Cripezzi della LIPU di Puglia e Basilicata  – e raccontano di un sud assolato e luminoso, naturale, dominato dall’oro dei  campi di grano estivi. Il contorno di Nibbi reali e altri animali selvatici  contribuisce incantare lo spettatore”. (a  questo link sul canale youtube della LIPU di Capitanata, un estratto del film  insieme a un assaggio della colonizzazione  eolica)

 Per le riprese, Salvatores aveva scelto i mosaici paesaggistici che  lo avevano catturato e ispirato ai piedi del Vulture melfese, tra Basilicata e  Puglia.

Campagne dorate, panorami ben conservati, infiniti, il vulcano del  Vulture sullo sfondo, masserie e testimonianze della civiltà rurale. Era il  luogo ideale per la location di una grande pellicola, con riprese ad altezza del  grano e degli occhi dei bambini.

Il film si affermava, anche all’estero, come una delle pellicole più  belle del cinema italiano. “Io non ho paura” veniva premiato dalla  critica ma anche con riconoscimenti e nomination per regia, fotografia,  sceneggiatura. Fino ad essere riconosciuto “Opera di Interesse  Nazionale” dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e poi essere  candidato a rappresentare l’Italia agli  Oscar.

 Questi territori sono stati umiliati, subiscono  un’aggressione sempre più estesa– continua Cripezzi – la valle  dell’Ofanto con le campagne di Melfi e Candela dominate dal massiccio del  Vulture, sono state vergognosamente amputate della loro bellezza grazie a una  politica miserabile. Il versante pugliese incancrenito, quello lucano, in vista  del Castello Federiciano che diede i natali alle costituzioni di Melfi,  squallidamente condannato da altre decine e decine di megatorri in costruzione.  E cosi non è risparmiata nemmeno la grandiosità del Vulture, assediata da  cortine di pale enormi dopo migliaia di ettari già confiscati, assoggettati e  degradati sul piano paesaggistico, naturale e storico nel Mezzogiorno”. 

Quindi, territori sempre più ampi, a perdita d’occhio,  sottratti anche alla memoria e alla identità di un Paese incapace di riconoscere  le vere ricchezze, con istituzioni complici di una colossale speculazione  territoriale.

 Ironia della sorte, il confine appulo-lucano tra le pendici del  Vulture Ofantino e la valle Bradanica viene proposto come meta rappresentativa  di questa location cinematografica.

Schizofrenicamente, da una parte si promuovono “Apulia Film  Commission” e “Lucana Film Commission” per favorire l’industria del cinema al  Sud, dall’altra si distruggono i beni più preziosi, funzionali, tra l’altro,  all’ispirazione di opere cinematografiche !

Ed è solo un esempio: gli scenari del Sud hanno conferito  pregio a molte altre pellicole famose ma inesorabilmente l’eolico, con le sue  dimensioni sproporzionate e invasive, con il suo carattere degradante, sta  ingoiando i territori del Mezzogiorno nell’indifferenza più  irresponsabile.

Ancora una volta, l’ennesima – conclude Cripezzi –, pretendiamo uno stop immediato all’inaccettabile foraggiamento finanziario  dello Stato per queste ulteriori mattanze territoriali, inutili e perfino  dannose anche per la stessa lotta ai gas serra, come dimostrato con alternative  inoppugnabili. In un momento di crisi come questo è ancor più imperdonabile,  qualunque decisore politico dotato di buon senso direbbe BASTA. L’eredità  immorale lasciata da centinaia di pale già disseminate è più che sufficiente per  riflettere sulle follie compiute”.

 LIPU – Coordinamento per la Puglia e per la Basilicata –  23.9.2013

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Tassare le rendite abnormi di eolico e fotovoltaico

Comunicato Stampa – Roma 3 maggio 2013

Le associazioni ambientaliste intervengono a sostegno delle proposte di
Alesina e Giavazzi.

Dove trovare i soldi per ridurre o abolire l’IMU sulla prima casa? Su questo quesito si rischia già la
prima crisi di governo. A nostro avviso l’attenzione va concentrata anche su quelle imprese che,
pur nel colmo di una crisi acutissima, portano a casa e talvolta trasferiscono all’estero enormi
profitti lucrati grazie agli incentivi più alti del mondo assegnati negli anni passati all’eolico e al
fotovoltaico industriali. Pensiamo al “re del vento” Vito Nicastri che con alcuni impianti eolici si
era “messo da parte” 1 miliardo e 300 milioni, unicamente in veste di “sviluppatore”. Pensiamo al
2007, quando la International Power comprò per un miliardo e 800 milioni di euro soltanto una
parte delle centrali eoliche della IVPC dell’avvocato Oreste Vigorito, allora Presidente dell’ANEV
(per entità, fu la nona transazione al mondo di quell’anno).
In Italia le rinnovabili elettriche non sono infatti cresciute nel modo misurato e progressivo in grado
di farci raggiungere, con equilibrio ed utilità sociale diffusa, il traguardo fissato dalla UE per il
2020. Al contrario sono state date in pasto ad un vero e proprio assalto speculativo, attuato anche
attraverso veri e propri colpi di mano. Assalto che ha portato ad invadere vastissime aree agricole a
coltura e a deturpare incontaminati paesaggi montani (in evidente spregio dell’art.9 della
Costituzione). Assalto che graverà per 12 miliardi l’anno sulle bollette degli italiani per il prossimo
ventennio. Bisogna quindi neutralizzare questi eccessi, ingiustificati sia sotto il profilo del rapporto
costi/benefici, sia dal punto di vista degli interessi dell’industria italiana.
Bisogna ridurre in modo sostanzioso l’onere delle decisioni sbagliate assunte in passato, tassando le
rendite abnormi che altrimenti continueranno ad arricchire unicamente i produttori industriali di
energia eolica e fotovoltaica. Proposte simili sono già state avanzate da autorevoli economisti come
Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, e da osservatori attenti delle politiche industriali, come
Massimo Mucchetti. Sarebbe utile ora una pronta proposta del Governo, che, nell’emergenza in atto,
ha il dovere di non farsi condizionare da lobby speculative, ma di pensare unicamente ad un
equilibrato sviluppo delle rinnovabili inquadrato nel più generale interesse dell’Italia e degli italiani.

Italia Nostra
Comitato per la Bellezza
Amici della Terra
Comitato nazionale del Paesaggio
Mountain Wilderness
Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico in Aree Verdi
Lipu

Per ulteriori informazioni:
tel. 336.606009 – tel. 340.7821884 – tel. 335.5410190

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